Gruppo jazz brasiliano di recente formazione – attorno agli anni ’70 – con estrazione fortemente “samba doido” (pazza samba). Al contrario – però – della loro definizione la loro musica è molto attuale ed intelligente il ricorso ai ritmi brasiliani al jazz-funk e agli assolo acustici è trattato dagli Azymuth con molta maestria. Dalla loro parte sia l’età dei componenti la ...
Joe Henderson - (17 ottobre 2011)Sassofonista jazz statunitense. Il suo suono si impose come autentica novità nel panorama jazz il suo sax tenore subì uno stravolgimento di canoni una trasformazione decisamente originale. Collaborò con i migliori musicisti in circolazione non a caso la più prestigiosa etichetta jazz la Blue Note se lo accaparrò subito puntando sulle sue doti fuori del normale. Per questa ragione lo vediamo ...
Jazz e Blues singer statunitense, la più grande di tutti i tempi. Personaggio eccentrico sin dalla nascita, registrata all’anagrafe con il cognome della madre, è stata sempre molto irrequieta tanto da soprannominarla scherzosamente “Billy”. Figlia di un suonatore di banjo (Clarence Holiday) diventato padre all’età di sedici anni, non ebbe mai un vero e proprio rapporto con lui però al momento di scegliere un nome d’arte scelse quello del padre. Visse un’infanzia tragica sotto le grinfie di una cugina a cui era stata data in affidamento, guadagnava qualche spicciolo lavando le soglie delle case.
Grazie a questo lavoretto aveva l’opportunità di ascoltare la musica del fonografo del bordello lungo la strada, fu qui che scoprì Louis Armstrong. Scappata dalla cugina si ricongiunse alla madre e per vivere ha fatto la prostituta in un bordello di Harlem dal quale uscì con una bella condanna penale. Rilasciata sulla parola, cercò altre strade, provò a fare la ballerina senza saper ballare, ma alla fine – dopo tanto provare – le fu data l’opportunità di “cantare”.
Alla veneranda età di ben quindici anni iniziò a cantare nei locali di Harlem. E’ qui che dopo tanta gavetta e vessazioni, venne scoperta da un produttore discografico che – toccando la stoffa – la spedì subito in sala d’incisione a provare con un certo Benny Goodman. La sua leggenda si consolidò quando accanto a lei sfilarono degli autentici mostri del jazz come: Count Basie, Lester Young, Artie Shaw legata nel tempo da profonda amicizia. La sua razza ed il colore della sua pelle – in un’America fortemente razzista – creò non pochi problemi a Billie, obbligata – nonostante stella conclamata – ad ingressi secondari per soli neri, isolamento in camerino fino all’ingresso sulla scena ed altro. Però quando lei in piedi al centro del palco con l’occhio di bue puntato con la sua immancabile gardenia bianca fra i capelli iniziava a cantare il silenzio della platea, il colore della sua pelle e l’orchestra diventavano in un attimo dettagli insignificanti.
Da donna fuori le righe che era, riuscì per prima, a pretendere di essere accompagnata da un’orchestra composta da musicisti bianchi e neri spalla a spalla uno accanto all’altro. Ma Billie Holiday ha vissuto negli eccessi, dipendenza dall’alcool e dalla droga, problemi fiscali, relazioni sociali molto complicate e problemi economici. Non si fece mancare nulla! Unico rammarico è per la sua voce che risentì tantissimo della sua vita dissennata, a tal punto che, l’usignolo smise di cantare all’età di 44 anni appena per epatite, a pochi mesi di stanza dal suo grande amico Lester Young. La sua presenza ha segnato un’era, ha segnato il jazz, ha segnato in modo indelebile artisti come Nina Simone, Diane Ross ed altri che mi fanno ripensare – in alcuni tratti – all’usignolo di Harlem. La sua voce, decisa e calda al tempo stesso, la sua presenza scenica, carismatica, l’approccio al testo, deciso e puntuale, è unico ed è solo Billie Holiday.
Stemar
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