Gruppo jazz brasiliano di recente formazione – attorno agli anni ’70 – con estrazione fortemente “samba doido” (pazza samba). Al contrario – però – della loro definizione la loro musica è molto attuale ed intelligente il ricorso ai ritmi brasiliani al jazz-funk e agli assolo acustici è trattato dagli Azymuth con molta maestria. Dalla loro parte sia l’età dei componenti la ...
Joe Henderson - (17 ottobre 2011)Sassofonista jazz statunitense. Il suo suono si impose come autentica novità nel panorama jazz il suo sax tenore subì uno stravolgimento di canoni una trasformazione decisamente originale. Collaborò con i migliori musicisti in circolazione non a caso la più prestigiosa etichetta jazz la Blue Note se lo accaparrò subito puntando sulle sue doti fuori del normale. Per questa ragione lo vediamo ...
Sassofonista americano, maestro eccelso di sax contralto. Il suo momento di gloria fu senza dubbio la collaborazione nel quartetto Brubeck. Il suo sax rendeva al massimo sulle sonorità del pianoforte di Brubeck che per contratto non poteva sovrapporre i suoi “assolo” sulle note del sax di Desmond.
Secondo me non fu un grande improvvisatore come il pubblico ed i critici lo decantarono; piuttosto, era un sapiente e riflessivo sax contralto, non veloce negli inserimenti con gli altri strumenti, ma pur sempre un contralto dal suono arioso ed aperto.
Il suo brano più importante, lo definerei l’opera della sua vita fu “Take Five”, il pezzo trainante di tutta la sua vita musicale; fu grazie a questo pezzo che l’album “Time Out” superò il milione di copie. Tutto questo successo fu decisamente inatteso da Desmond, talmente inaspettato che le loyalty dello stesso brano furono destinate alla Croce Rossa, quindi, ironia della sorte, Desmond si è potuto godere solo il successo musicale ma non economico.
Oltre alla tecnica ed alla preparazione musicale, godeva nell’ambiente della massima considerazione, lo stesso Charlie Parker ebbe parole di assoluta stima nei confronti di Desmond definendolo come il miglior contraltista in circolazione. Il suo successo – però – è stato sempre legato al piano di Brubeck, la sua figura in ombra si illuminava quando si scioglieva letteralmente sulle sonorità del suo sax. Ma non ci furono solo apprezzamenti, negli anni ’70 fu tacciato come superato, troppo lezioso, dai fautori del free jazz, ma paradossalmente tutte queste critiche non fecero altro che illuminare di nuovo la sua stella. Con lo scioglimento del quartetto Desmond si prese un periodo di assoluto riposo lontano dalle scene, alla ricerca di una sua nuova identità, che ritrovò nel famoso concerto del Natale ’71, quando ripartì da dove aveva lasciato, cioè rispolverando Brubeck, Mulligan e Hall. Da grande improvvisatore, e da ottimo contraltista quale era, elevò a livelli di eccellenza l’arte del contrappunto esaltata dopo l’incontro con Mulligan (altro contrappuntista di pregio!).
Personaggio simpatico, socievole ricco dentro, ma al tempo stesso molto profondo; fu proprio grazie al suo carattere forte che seppe reagire al tumore polmonare diagnosticato; anzi, sembra che dopo detta diagnosi sembra si vantasse di avere un fegato perfetto nonostante i bagni di whisky quotidiani. Si spense nel ’77 dopo l’ultimo concerto a New York con il suo amico Brubeck. Nessuno era a conoscenza del suo male perfino gli amici più cari erano stati tenuti all’oscuro, gli ultimi momenti in ospedale li ha condivisi con Charlie Mingus con cui si narra scherzò fino all’ultimo. Le ultime parole vanno spese con una sua frase secondo me molto significativa: “Ero già fuori moda anche quando ero un perfetto sconosciuto”(Paul Desmond)
Stemar
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