Lester Young

Il Signor Sax.

Gli ultimi articoli inseriti nel sito:

Azymuth - (17 ottobre 2011)

Azimuth

Gruppo jazz brasiliano di recente formazione – attorno agli anni ’70 – con estrazione fortemente “samba doido” (pazza samba). Al contrario – però – della loro definizione la loro musica è molto attuale ed intelligente il ricorso ai ritmi brasiliani al jazz-funk e agli assolo acustici è trattato dagli Azymuth con molta maestria. Dalla loro parte sia l’età dei componenti la ...

Joe Henderson - (17 ottobre 2011)

Joe Henderson

Sassofonista jazz statunitense. Il suo suono si impose come autentica novità nel panorama jazz il suo sax tenore subì uno stravolgimento di canoni una trasformazione decisamente originale. Collaborò con i migliori musicisti in circolazione non a caso la più prestigiosa etichetta jazz la Blue Note se lo accaparrò subito puntando sulle sue doti fuori del normale. Per questa ragione lo vediamo ...

  HOME >> Sassofono >> Lester Young

Lester Young

Il Signor Sax.

Sassofonista americano, fondatore di uno stile nuovo di sax (neo bebop) contrapposto all’eterno “rivale” Coleman Hawkins.

Oltre a questo eterno dilemma – lo standard del sax è quello alla Young o alla Hawkins ? – Young si ricorda spesso come il “Prez” (il Presidente) definizione di lui data dalla indimenticabile Billie Holiday, a motivo del suo talento inarrivabile nel suonare il sax tenore.

Il suo dna è intriso di musica nera, o meglio è la vera musica nera di New Orleans. Di estrazione famigliare modestissima, inizia come tutti i bambini, a suonare uno strumento molto presto; la musica insegnata dai “vecchi” nonni o genitori non costa nulla, ma – in alcuni casi – fare miracoli e riesce a far uscire allo scoperto qualche talento. La musica può fare guadagnare da vivere e – ribadisco il concetto – non costa nulla, è solamente gioco e fantasia; solo dopo diventa sacrificio, continuo studio e tanta, tanta applicazione. Per questo motivo, un po’ per gioco, un po’ per copiare i fratelli, Lester incomincia a suonare la batteria, per poi passare al sax contralto e poi tenore per emulare il suo idolo Frankie Trumbauer.

Arrivato alla veneranda età di diciotto anni incominciò a girare per orchestre, si fece le ossa e leggenda vuole che, un giorno forte della sua irruenza giovanile, scrisse a Count Basie – si proprio lui! – una lettera in cui, si proponeva per lavorare con lui nella sua orchestra. Il finale di tutte le favole americane è anche questa volta lieto, ed il giovane Lester si trovò ingaggiato da Basie. Questo fu un periodo di studio e forti esperienze, ma anche il modo per mettersi in luce nell’ambiente. Il caso volle, da lì a poco, che il giovane Lester fu chiamato a sostituire Coleman Hawkins – ebbene si! Proprio lui! – impegnato in una tournée europea, nell’orchestra di Fletcher Henderson. Il provino, per la verità, non andò benissimo; anzi, buona parte dei musicisti esternarono parere contrario, lo stile rilassato e superficiale di Lester non piaceva, non era da Cotton’s Club; pertanto, Lester tornò da dove era venuto, tornò da Basie e conobbe Billie Holiday, sua profonda ammiratrice.

Lester Young era tipo strano, come tutti i talenti, si presentava in maniera stravagante, odiaato ed amato dai musicisti, senza mezzi termini, quel suo modo fantasioso di suonare il sax mettendolo quasi in orizzontale, a dispetto della linea degli ottoni delle grandi orchestre dell’epoca, allineati a cadenzare il tempo; ma lui era Lester Young, ed in cuor suo era consapevole della sua grandezza. Sfacciato ma “unico”, riusciva a fare musica con un sax tenuto insieme con del nastro adesivo e degli elastici, riusciva a far scomparire anche Chu Berry “fuoriclasse” dell’epoca. Sempre in rotta con tutto e con tutti, riuscì pure a farsi espellere dalla banda della marina americana, anzi, ebbe molte denunce di fronte alla corte marziale per via di questo suo comportamento fuori le righe. Si prese i suoi bravi cinque anni di galera poi tramutati in uno, trovato in possesso di cocaina fu congedato con disonore dopo aver tentato una rocambolesca evasione. Insomma, una vita vissuta pericolosamente, ma l’esperienza militare lo segnò a tal punto da farlo apparire molto più eccentrico e ribelle. Non abbandonò forse mai più la droga, per questo si narra, arrivasse in perenne ritardo ai concerti, si scordasse gli impegni, si muovesse a scatti e si vestisse sempre più eccentricamente. La sua carriera dopo alti e bassi approdò sull’isola di Oscar Peterson, nonostante la sua apatia, fu un successo, Lester torna in voga.

Viene riconosciuto dalla critica come autentico fenomeno, si butta di nuovo nel grande giro, grazie anche al suo impresario Granz che lo vede come gallina dalle uova d’oro. Lo spinge in sala a registrare, lo mette sul palco, lo spreme sino al midollo poi, i problemi di Lester tornano a galla, alcool e droga se lo riprendono e ricomincia il calvario.

Dopo un collasso viene ricoverato di nuovo e disintossicato, riprende la sua attività, suona con i grandi del momento Miles Davis, Bud Powell, ma non è lo stesso d’un tempo. Il fallimento del suo terzo matrimonio lo segnò definitivamente, il resto della sua vita lo passò seduto di fronte ad una finestra d’albergo guardando un famoso jazz club (Birdland), bevendo e distruggendosi l’anima pensando al suo passato. Non mangiava quasi più, beveva solamente, per questo la schizofrenia s’impossessò di lui, ma – grazie a quei pochi amici ancora rimasti – Lester fu curato per quanto possibile. Uscito di nuovo dall’opsedale, tornato nel suo albergo, ricominciò a bere saltando i pasti, morì due giorni dopo di fronte a quella finestra affacciata sul Birdland.

Stemar 

 

RICERCA nel sito

Stefano Marchesi • Roma ITALY •
web-design
FEED RSS2.0