Cannonball Adderley

Discreto, potente, espressivo il sax di Cannonball Adderley.

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Cannonball Adderley

Il sax potente.

Forse il sassofonista “contraltista” più grande che la musica jazz abbia mai avuto fino ad ora. Secondo il mio modestissimo parere, il suo “fare” musica ha condizionato in positivo il jazz e la tecnica del sax dagli anni ’50 sino alla sua scomparsa.

E’ stato un’artista di riferimento sin dall’inizio, ma – purtroppo – come spesso capita gli inizi per tutti gli Artisti è sempre molto sofferto. Non a caso il suo enorme talento fu scoperto da Miles Davis che lo volle fortemente al suo fianco, per rimpiazzare John Coltrane (non uno a caso!) troppo coinvolto nella droga.

Davis l’ho amò subito, le sue note ed il suo stile erano talmente “diversi” dagli altri sax in circolazione che lo stesso Davis, anni dopo, non esitò a tenerlo al suo fianco nonostante il ritorno di John Coltrane, a cui – per amore della musica – aveva perdonato lo scivolone.

Nel gruppo di Davis, "Cannonball" Adderley, aveva un capacità aggregante fuori dal comune, nonostante i normali problemi di adattamento a quel blues, del resto quelle fatidiche dodici battute erano state radicalmente stravolte da Davis che il povero "Cannonball" Adderley, mal ci si ritrovava. Alla fine il suo stile decisamente “diverso” ebbe la meglio, tanto da diventare il pezzo inamovibile del sestetto più grande della storia del jazz.

Ricordiamo di quel sestetto due produzioni storiche: “Milestones” e “Kind of Blue”. Certamente ascoltare un suono altosassofonista diverso dai soliti bop in circolazione appiattiti nell’emulazione di Charlie Parker, fu una rivoluzione epocale non indifferente.

Dopo questa esperienza formativa "Cannonball" Adderley si gettò di nuovo nel suo primo progetto mettendo in piedi un sestetto di ottimo livello con pianisti del tenore di: Bobby Timmons, Joe Zawinul (futuro Weather Report), Victor Feldman, il bassista Sam Jones, il batterista Louis Hayes e i sassofonisti Charles Lloyd e Yusef Lateef.

Gli anni ’60 segnarono un buon successo e i suoi pezzi rappresentarono anche una buona vetrina per far conoscere il personaggio "Cannonball" Adderley, ottimo comunicatore, dal linguaggio semplice e dall’eloquio piacevole. La sua apertura mentale e la voglia continua del nuovo lo portò ad avvicinarsi alla neonata “fusion” che, grazie a Davis, stava muovendo i suoi primi passi.

"Cannonball" Adderley, dalla sua, rispose con un album (The Price You Got to Pay to Be Free) in cui, cambia sax – passa al soprano – lasciando intendere chiaramente che i suoi “nuovi” riferimenti sono diventati: John Coltrane e Wayne Shorter. Con l’uscita dal gruppo di Joe Zawinul, rimpiazzato da George Duke, assistiamo alla parabola discendente di Cannonball Adderley, che morì nel 1975 d’infarto.

Al di là del peso – in tutti i sensi, il nomignolo “Cannonball” fu coniato a ragione della sua stazza e della sua fame – si può affermare che il suo sax ha rappresentato per il jazz quell’anello di congiunzione fra il vecchio ed il nuovo; non a caso Joe Zawinul, neo Weather Report non esitò a dedicare nell’album "Black Market" una traccia - "Cannon Ball" – in onore dell’indiscusso suo group leader.

SteMar 

 

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