Michel Petrucciani

L'uomo, l'artista ed il suo genio Michael Petrucciani.

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Azymuth - (17 ottobre 2011)

Azimuth

Gruppo jazz brasiliano di recente formazione – attorno agli anni ’70 – con estrazione fortemente “samba doido” (pazza samba). Al contrario – però – della loro definizione la loro musica è molto attuale ed intelligente il ricorso ai ritmi brasiliani al jazz-funk e agli assolo acustici è trattato dagli Azymuth con molta maestria. Dalla loro parte sia l’età dei componenti la ...

Joe Henderson - (17 ottobre 2011)

Joe Henderson

Sassofonista jazz statunitense. Il suo suono si impose come autentica novità nel panorama jazz il suo sax tenore subì uno stravolgimento di canoni una trasformazione decisamente originale. Collaborò con i migliori musicisti in circolazione non a caso la più prestigiosa etichetta jazz la Blue Note se lo accaparrò subito puntando sulle sue doti fuori del normale. Per questa ragione lo vediamo ...

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Michel Petrucciani

Il

Pianista francese, forse il più grande ed apprezzato pianista jazz del vecchio continente. Figlio d’arte, iniziò sin dall’infanzia a nutrirsi di musica grazie al padre che – a dispetto di molti critici – fu chitarrista jazz molto accurato nella tecnica. Indirizzato da giovanissimo verso la musica classica, si dedicò allo studio del pianoforte e della batteria. Da autentico genio quale fu, salì sul palco da bambino e da bambino registrò anche il suo primo album assieme al batterista Kenny Clarke. Il suo nome – nel grande giro del jazz – iniziò a circolare dopo una serie di concerti con il saxofonista Lee Konitz, ma il grande salto professionale lo ebbe dalla collaborazione con Charles Lloyd. Da quel momento in poi Michel lavorò con jazzisti del calibro di: Dizzy Gillespie, Wayne Shorter, Jim Hall, Steve Gadd e molti altri. Michel Petrucciani va ricordato sicuramente per la sua arte e tecnica eccezionale, ma soprattutto per il suo lato umano. Per la cronaca Michel afflitto sin dalla nascita da un tumore alle ossa che ne compromise lo sviluppo, visse per la musica e la musica lo ricompensò di tanta sofferenza, questa sua volontà superò qualsiasi difficoltà, pensiamo solo a quella sorta di archetto auto costruito che gli permetteva di pilotare i pedali del pianoforte, alle sofferenze dovute ai dolori articolari dopo ore di esercizi alla tastiera. La grave mutilazione fisica però è superata di slancio dalla sua genialità, dal suo “volare” sulla tastiera, dal suo “tocco” fatato ed irripetibile. Morì per complicazioni polmonari nel 1999. Di Petrucciani mi piace ricordare il suo sorriso sempre e perennemente stampato sul suo viso che sprigiona simpatia e piacere, quel piacere nel suonare, quella felicità che supera sia il dolore fisico che la malattia. Una volta lui disse che suonare e fare l’amore davano lo stesso piacere solo che il primo può essere fatto in pubblico.
Grazie Michel…

Stemar 

 

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