Lennie Tristano

Artista capito da pochi.

Gli ultimi articoli inseriti nel sito:

Azymuth - (17 ottobre 2011)

Azimuth

Gruppo jazz brasiliano di recente formazione – attorno agli anni ’70 – con estrazione fortemente “samba doido” (pazza samba). Al contrario – però – della loro definizione la loro musica è molto attuale ed intelligente il ricorso ai ritmi brasiliani al jazz-funk e agli assolo acustici è trattato dagli Azymuth con molta maestria. Dalla loro parte sia l’età dei componenti la ...

Joe Henderson - (17 ottobre 2011)

Joe Henderson

Sassofonista jazz statunitense. Il suo suono si impose come autentica novità nel panorama jazz il suo sax tenore subì uno stravolgimento di canoni una trasformazione decisamente originale. Collaborò con i migliori musicisti in circolazione non a caso la più prestigiosa etichetta jazz la Blue Note se lo accaparrò subito puntando sulle sue doti fuori del normale. Per questa ragione lo vediamo ...

  HOME >> Pianoforte >> Lennie Tristano

Lennie Tristano

Il pianoforte mai ascoltato.

Grande pianista e compositore italo-americano. Autentica leggenda del jazz, non fu mai incline a concedersi al pubblico, vuoi per il suo carattere, molto timido, vuoi per la sua salute cagionevole, vuoi per la guerra che intraprese contro i produttori jazz negli anni ’40 – ’60.

Ritenuto indiscusso esponente del cool jazz, non si sentì mai “cool” anzi si schierava apertamente contro questa etichetta che gli avevano affibbiato, lui rispondeva così: « Cool Jazz è un termine stupido. Il jazz che noi si suonava non era affatto freddo. Era rilassato, era privo di spettacolarità, era serio e impegnato, questo sì, ma non era certo freddo».

Sin dall’infanzia Tristano dovette sempre combattere. Una micidiale influenza lo rese cieco giovanissimo,  costretto a cambiare la sua vita affrontando il buio,  proprio dal buio capì che la musica lo poteva aiutare tantissimo. Iniziò a studiare sassofono, passando per il clarinetto approdò al pianoforte. Aveva così tanta carica dentro che riuscì a diplomarsi al conservatorio in metà del tempo previsto, utilizzando i rimanenti anni di studio obbligatori per diplomarsi anche in pianoforte e composizione.

I tempi erano duri e la famiglia non poteva aiutarlo economicamente per questa ragione incominciò a suonare nei night club e nelle feste private per ritagliarsi un reddito. Il jazz era ancora lontano da lui, o meglio i produttori non avevano ancora capito l’idea jazz di Tristano, troppo avanti per la cultura musicale dell’epoca.

Fu Lee Konitz ad essere folgorato ed affascinato dalla sua visione del jazz, tanto che nel suo primo lavoro in sala d’incisione Tristano lo volle al suo fianco. Quegli anni furono molto pieni, aveva trovato una certa stabilità lavorativa e le sue idee incominciarono ad avere proseliti.

Il suo jazz basato su linee melodiche molto precise, si intrecciava con intervalli inattesi ed accordi suonati al pianoforte con passaggi funambolici suonati con entrambe le mani. Restano storiche le sue improvvisazioni, considerate la prima espressione di free jazz; un esempio il pezzo “Requiem” riportato nell’album Tristano del ’55, improvvisato al pianoforte dopo aver appreso la notizia della morte di Charlie Parker e considerato il suo omaggio al più grande sassofono della storia jazz.

Nello stesso album troviamo anche il brano Turkish Mambo, in cui rimane aperto il dibattito se sia stato rimixato in post registrazione o meno, considerato che, ascoltando il pezzo e contando gli accordi, Tristano avrebbe dovuto suonare con quattro mani e non le “solite” due. Altro suo album di indiscutibile spessore è The New Tristano del 1962, uno dei migliori album per pianoforte della storia del jazz.

Alla metà degli anni ’60, Tristano inizia a lasciare la musica interpretata per dedicarsi all’insegnamento, incominciando a strutturare la sua idea di cool jazz; ebbe subito molto seguito, pensiamo per esempio all’amico Lee Konitz, a Charles Mingus, ad Herbie Hancock e a Bill Evans, ed anche al fanciullo Joe Satriani, futuro rocker che,  in pantaloncini corti, subendo i metodi di insegnamento burberi ma efficaci di Tristano, macinava scale su scale, mal digerendo quel contrappunto, tanto ostico nella musica jazz, ma sovente rispolverato nel rock.

SteMar 

 

RICERCA nel sito

Stefano Marchesi • Roma ITALY •
web-design
FEED RSS2.0