Gruppo jazz brasiliano di recente formazione – attorno agli anni ’70 – con estrazione fortemente “samba doido” (pazza samba). Al contrario – però – della loro definizione la loro musica è molto attuale ed intelligente il ricorso ai ritmi brasiliani al jazz-funk e agli assolo acustici è trattato dagli Azymuth con molta maestria. Dalla loro parte sia l’età dei componenti la ...
Joe Henderson - (17 ottobre 2011)Sassofonista jazz statunitense. Il suo suono si impose come autentica novità nel panorama jazz il suo sax tenore subì uno stravolgimento di canoni una trasformazione decisamente originale. Collaborò con i migliori musicisti in circolazione non a caso la più prestigiosa etichetta jazz la Blue Note se lo accaparrò subito puntando sulle sue doti fuori del normale. Per questa ragione lo vediamo ...
Jazzista americano, figlio di musicisti, questa è la ragione per la quale iniziò molto presto a suonare, dapprima la batteria, poi passò al pianoforte, facendo felice la madre, maestra di piano.
Alla veneranda età di soli venti anni, aveva già affiancato musicisti ben noti, si era già esibito come pianista solista, aveva accompagnato cantanti blues e suonava in pianta stabile come accompagnatore nei cinema di film muti.
Attorno ai trent’anni si unì a diversi gruppi, cercando di fare esperienze significative, esperienze che nel prosieguo si rivelarono vincenti. Il poter suonare accanto a musicisti validissimi, lo rese molto attento sia alla tecnica, che affinò, sia alla musicalità; il suo pregio più grande fu senza dubbio la semplicità con cui si metteva a disposizione del gruppo, rimase sempre timido ed educato nell’esecuzione, il suo talento immenso non schiacciò mai nessuno.
Il salto qualitativo avvenne con i Barons of Rhythm che, dopo la morte del fondatore Moten, diventarono band fissa al Reno Club di Kansas City.
In quegli anni Basie consolidò la propria immagine, era veramente maturo per fare il salto verso il grande pubblico, il suo soprannome “Count” (Conte), affibbiatogli non a caso lo proiettava fra i grandi come: Duke Ellington e Earl Hines.
I discografici della Decca fiutarono subito il genio e gli proposero subito un bel contratto, ben presto ritoccato visto il grande successo di pubblico che riscosse con la sua orchestra swing. Lui e la sua orchestra furono itineranti per circa un decennio, finché i problemi finanziari legati alla crisi degli anni ’50, lo obbligarono a scioglierla. Il periodo di recessione musicale si sentiva forte; infatti, la sua attività fu ridimensionata notevolmente, le sue esibizioni ora utilizzavano dai sei ai nove elementi di spalla. Passato il triste momento Count Basie riorganizzò una grande orchestra con l’introduzione di tanti giovani talenti in cerca di esperienza. Questa nuova esperienza e formazione lo portarono in un tour memorabile in Europa assieme al suo amico Billy Eckstine (vocalist) e Sonny Payne (batteria).
I suoi pezzi vennero conosciuti anche nel vecchio continente, ma nonostante tutto questo Count Basie nella sua carriera non vendette molti dischi, forse è questa la ragione per cui Basie si dedicò molto alle collaborazioni, lo vollero accanto: Ella Fitzgerald, Sammy Davis jr., Frank Sinatra e tanti altri.
Questo non è forse il periodo migliore di Count Basie, preferisco ricordarlo “solista”, come “spalla” è decisamente limitato e messo in ombra, ruolo che non si confà ad un genio come lui. Gli ultimi anni della sua vita sono segnati dalla malattia, dapprima un’attacco cardiaco ne limitò la mobilità segregandolo su di una sedia a rotelle, successivamente un tumore lo uccise nell’aprile del 1984.
Stemar
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