Gruppo jazz brasiliano di recente formazione – attorno agli anni ’70 – con estrazione fortemente “samba doido” (pazza samba). Al contrario – però – della loro definizione la loro musica è molto attuale ed intelligente il ricorso ai ritmi brasiliani al jazz-funk e agli assolo acustici è trattato dagli Azymuth con molta maestria. Dalla loro parte sia l’età dei componenti la ...
Joe Henderson - (17 ottobre 2011)Sassofonista jazz statunitense. Il suo suono si impose come autentica novità nel panorama jazz il suo sax tenore subì uno stravolgimento di canoni una trasformazione decisamente originale. Collaborò con i migliori musicisti in circolazione non a caso la più prestigiosa etichetta jazz la Blue Note se lo accaparrò subito puntando sulle sue doti fuori del normale. Per questa ragione lo vediamo ...
Gruppo britannico, che ha iniziato a muovere i primi passi nella musica attorno al 1979. Il fondatore fu Jean-Paul Maunick detto Bluey ex tecnico del suono di una famosa sala d’incisione inglese. Ancora oggi gli Incognito fanno riferimento ad una branca del jazz molto particolare il cosiddetto acid jazz di cui sono stati senza ombra di dubbio i principali artefici.
Indiscutibilmente fu l’incontro con il dj produttore Chris Hill a dare il via al progetto, anzi la passione di Hill per il soul influenza il gruppo ed il loro suono. Hill in quegli anni aveva acquisito un bella esperienza collaborando con molti personaggi del panorama jazz quali: Philip Bailey, Marcus Miller, Roger Sanchez, George Benson, Terry Callier e David Morales.
Ci vollero due anni di studio e di prove prima di presentarsi al grande pubblico con l’album “Jazz Funk” (1981), che esalta – su una base funk jazz – la voce di Maysa Leak, che crea delle atmosfere particolari. Ci vollero circa dieci anni per capire che gli Incognito aveva “inventato” quello che ora si chiama acid-jazz. Dieci anni di silenzio e di nuovo un album che non ottiene (senza motivo!) il successo di pubblico che meriterebbe, ma era solo questione di tempo. Infatti con l’album “Tribes Vibes and Scribes” ci fu la vera e propria consacrazione. Da lì in poi parecchi lavori, molta musica ma – personalmente – non allo stesso livello dell’album di cui sopra.
Anche i diversi album live derivati da concerti in giro per il mondo non evidenziano idee nuove, sonorità nuove, insomma novità musicali di rilievo. I loro venti anni di attività sono stati di etrema coerenza musicale, la loro idea di musica è stata portata sempre avanti, musica di facile ascolto, cadenzata, da ascoltare e da ballare. Si ascoltano spunti raffinati di jazz ma anche il più classico del funky. L’arrangiamento è ricco di contenuti, molto lavorato sulle percussioni e sul groove.
Spicca su tutti – però – la magica voce di Maysa Leak, tornata nel gruppo dopo una breve pausa. Le ultime produzioni sono ripetizioni di vecchi successi, validi remake ma, restiamo in attesa di qualcosa di “veramente” nuovo, innovativo e coinvolgente.
Stemar
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