Wes Montgomery

Il chitarrista jazz ad ottave.

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Wes Montgomery

Il suono della chitarra jazz alla Wes.

Chitarrista jazz americano. Inizia presto a suonare la chitarra per emulare i fratelli più grandi già “svezzati” alla musica.

Il saper suonare la chitarra per Wes diventa una vera e propria ragione di vita, infatti, comperato un amplificatore trascorreva intere giornate a ribattere passo passo gli spartiti di un celebre chitarrista Charlie Christian. La musica non gli permette di vivere pertanto di giorno faceva il saldatore e la sera – abbandonata la famiglia – suonava per locali con orchestrine di basso livello da cui non traeva molti stimoli.

Si racchiude di nuovo in se stesso, e dopo il lavoro riprende lo strumento in mano per esercitarsi notte su notte, questo gli crea notevoli problemi con il vicinato, pertanto per rendere meno acuto il suono della sua chitarra decide di abbandonare il plettro e utilizzare il pollice. Per la verità non capì da subito che quel suo stile unico inventato per necessità potesse avere un consenso ed un seguito, quindi continuò l’esercizio da solo finché il proprietario di un locale una sera passando di fronte la sua casa ascoltando le sue linee melodiche, capì immediatamente che aveva a che fare con un genio, per questo gli offrì la possibilità di esibirsi.

Iniziò dapprima suonando nei fine settimana, poi arrivarono le proposte di tournée (Lionel Hampton) e poi l’incisione di un suo album solista.

Lo stile ed suono della sua chitarra impressionarono anche Cannonball Adderley che lo ingaggiò per suonare con la sua prestigiosa etichetta discografica; parallelamente arrivarono anche i riconoscimenti mediatici, fu eletto migliore promessa jazz strumentista del 1961; John Coltrane in persona lo volle al suo fianco; non è poco!.

Suonare la chitarra “alla Wes”, cioè ad ottave, stava dilagando fra le nuove generazioni di chitarristi jazz, anzi diventa un vero e proprio nuovo standard, seguito poi anche da artisti del calibro di: Larry Carlton, Pat Martino, Lee Ritenour, Pat Metheny e Ritchie Blackmore.

La sua vita musicale sterminata lascia alla storia ben 23 lavori fra cui l’ultimo incompleto, morì in sala d’incisione per un attacco di cuore, prima di completarlo. Unico neo nella sua strepitosa carriera – secondo me – la “scelta” di diventare chitarrista commerciale dopo l’album “Bumpin’” del 1965, stessa scelta vissuta anche da altri artisti in tempi successivi. Resta altresì inarrivabile la capacità cristallina di suono e di esecuzione che ha rivoluzionato il modo di leggere lo spartito e di interpretare lo strumento chitarra da lì in avanti.

Stemar 

 

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Stefano Marchesi • Roma ITALY •
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